Nel corso dell’età moderna e contemporanea questa parola ha assunto significati molto diversi. Nell’Ottocento si è intrecciata ai processi di costruzione degli Stati nazionali e alle idee di lingua, cultura e destino condiviso. Nel Novecento si è saldata, in alcuni contesti, alle teorie della razza, alle ideologie totalitarie, alle pratiche di esclusione e di persecuzione; in altri, è divenuta parola di rivendicazione democratica, di liberazione, di autodeterminazione.
Oggi, in un mondo segnato dalla mobilità globale, dal pluralismo culturale e dalla crisi delle appartenenze tradizionali, il concetto di popolo continua a occupare il centro del dibattito pubblico, attraversato da tensioni tra identità nazionali e integrazione sovranazionale, tra memorie collettive e narrazioni concorrenti, tra sovranità, confini e interdipendenze economiche.
Echi di Storia intende collocare queste tensioni entro una prospettiva storica di lunga durata, sottraendole alla semplificazione del dibattito immediato e restituendo complessità alle parole che usiamo.
Il percorso dell’edizione 2026 attraversa epoche e spazi diversi, dall’Europa dei nazionalismi ottocenteschi alle fratture del Novecento, dai Balcani a trent’anni dagli accordi di Dayton alle dinamiche del Medio Oriente contemporaneo, dalle vicende della minoranza jenisch in Svizzera al cosiddetto Grande Gioco in Asia centrale, fino alla riflessione sul rapporto tra lingua, razza e costruzione dell’identità collettiva.
In questo intreccio di temi e contesti, il Festival mette in dialogo la storia delle idee con la storia sociale e politica, la dimensione europea con quella globale.