
La pace ferita. Popoli e confini nei Balcani trent’anni dopo Dayton
Ore 10.00–11.30
ABSTRACT
Se il Novecento europeo si è simbolicamente chiuso con le guerre che hanno accompagnato la dissoluzione della Jugoslavia, il XXI secolo sembra assegnare ai Balcani occidentali un ruolo ambiguo e instabile, spesso descritto come quello di un “Medio Oriente europeo”. Questa definizione, pur semplificante, richiama l’immagine di una regione percepita come periferica rispetto all’Europa comunitaria, ma al tempo stesso centrale per equilibri geopolitici più ampi, attraversata da tensioni latenti, fragili assetti istituzionali e persistenti rivendicazioni identitarie.
L’area continua a essere segnata da un’eredità conflittuale che non si è mai completamente sedimentata. Iconflitti degli anni Novanta — dalla guerra in Bosnia al Kosovo — hanno lasciato ferite profonde nelle società locali, incidendo non solo sulle strutture politiche, ma anche sulle relazioni quotidiane tra individui e comunità. La difficoltà di elaborare una memoria condivisa, unita a narrazioni nazionali spesso contrapposte e strumentalizzate, alimenta diffidenze reciproche e contribuisce a mantenere vivo un clima di tensione. In questo contesto, l’oblio selettivo e la mancata piena assunzione delle responsabilità per le violenze e le atrocità commesse rappresentano un ostacolo significativo ai processi di riconciliazione.
Parallelamente, i Balcani occidentali si configurano come uno spazio di competizione tra diversi attori internazionali. L’Unione europea, pur rimanendo il principale punto di riferimento politico ed economico, fatica a offrire una prospettiva di integrazione chiara e credibile, mentre altre potenze — dalla Russia alla Cina, fino alla Turchia — rafforzano la propria presenza nella regione attraverso investimenti, influenze culturali e alleanze strategiche.
Questo intreccio di interessi contribuisce a rendere l’area un crocevia geopolitico complesso, in cui dinamiche locali e globali si sovrappongono. In tale quadro, i ritorni di fiamma nazionalisti trovano terreno fertile, alimentati da crisi economiche, instabilità politica e retoriche identitarie che fanno leva su appartenenze etniche, religiose e linguistiche. Le differenze — tra popoli, confessioni, lingue e alfabeti — che storicamente hanno caratterizzato la regione come uno spazio di straordinaria pluralità culturale, rischiano così di essere nuovamente mobilitate in chiave conflittuale. Eppure, proprio questa pluralità rappresenta anche una risorsa fondamentale. I Balcani occidentali restano un crogiolo culturale dinamico e vitale, capace di produrre forme di convivenza, ibridazione e scambio che sfidano le narrazioni esclusivamente conflittuali.
Comprendere le tensioni contemporanee richiede dunque uno sguardo capace di tenere insieme memoria e presente, conflitto e coesistenza, periferia e centralità, evitando semplificazioni e restituendo alla regione tutta la sua complessità storica e culturale.
L'evento si svolge in collaborazione con:
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Evento:
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Data:Sabato 30 Maggio 2026
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Ore:10.00–11.30
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Luogo:Asilo Ciani Viale Carlo Cattaneo 5 6900 Lugano





