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Giulia Calvi

Biografia:

Giulia Calvi ha insegnato Storia moderna al dipartimento di Scienze Storiche e dei beni culturali dell’Università di Siena e ha ricoperto la cattedra di Gender History al dipartimento di History and Civilization della European University Institute di Firenze. Nel 2012 è stata invitata sulla chair of Italian Culture alla University of California a Berkeley. E’ stata visiting professor all’EHESS nel 2001 e nel 2011.  

E’ stata Fellow a villa I Tatti, the Center for Italian Renaissance Studies a Firenze (1986-87) e nell’Advisory Board dell’Istituto (2003-2007). Dal 2000 al 2013 è stata nella redazione di “Storica” e dirige “Genesis” e, dal 2011, fa parte del  comitato scientifico di “Histoire, médecine et santé”.  Dal 2008 al 2010 ha fatto parte della Socio-Economic Sciences and Humanities Expert Advisory Board della Commissione Europea a Bruxelles.

Le opere di Giulia Calvi hanno segnato la storiografia sociale e di genere, partendo dal celebre "Storie di un anno di peste", che ricostruisce la Firenze del Seicento attraverso i vissuti individuali durante l'epidemia. Con "Il contratto morale" e la raccolta "Innesti", l'autrice ha approfondito il ruolo delle donne e delle dinamiche familiari nella Toscana moderna, consolidando la sua autorità negli studi di genere. La sua produzione più recente culmina in "Vestire il mondo" (2025), un'opera di storia globale che analizza come gli abiti e i libri di costumi tra Cinquecento e Seicento abbiano plasmato l'immaginario collettivo e le gerarchie sociali tra Europa, Asia e America.

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La storia globale che questo intervento ricostruisce nasce da una ricerca interdisciplinare fra storia, antropologia, letteratura di viaggio e cultura visuale. Al centro dell’indagine c’è un genere editoriale di grande fortuna: i libri e gli album di costumi che, a partire dal tardo Rinascimento, sono prodotti non solo in Italia e in Europa, ma anche nell’Impero Ottomano e in Giappone. I corpi nudi e vestiti di uomini e donne, al centro di migrazioni e circolazione dei saperi, sono il luogo strategico da cui pensare la prima globalizzazione.

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